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Le storie degli “uomini neri”

funerale-peppino
di Stella Vario

Fin da piccola mi hanno sempre appassionata la storia della Sicilia, le storie degli “uomini neri “ come li chiamava mia madre quando ero piccola, mi piaceva ascoltare le storie reali, quelle che davvero erano accadute.

Mi mettevo nel divanetto verde e mia madre cominciava a leggere tutte le storie dei più grandi “ Boss Mafiosi “ della Sicilia di allora (anche se mi rendo conto che non sia cambiato molto negli anni). Quest’anno quando mi hanno proposto di partecipare al progetto “ Legalmente “ non ho esitato neanche un attimo a dire di sì.

Il fatto è che mi piace conoscere la vita delle altre persone, quelle persone che hanno fatto la differenza, quelle persone che hanno avuto la forza di dir di “ no “ , quelle persone che pur avendo tanti ostacoli sono riusciti a far sentire la propria voce sebbene stando in

ex casa del boss Gaetano Badalamenti

silenzio! Capisco che è difficile ascoltare, leggere, guardare storie del genere, storie che sono accadute , storie che fanno rabbrividire ma sono quelle storie che ci aiutano a cambiare! Era la prima volta che guardavo “ I cento passi “, era la prima volta che guardavo con i miei occhi quella morte così ingiusta, fa uno strano effetto onestamente, ma è un film bellissimo!
Ho provato a mettermi nei panni dei miei compagni, a percepire le loro sensazioni quando siamo saliti su quel pullman, ma sono riuscita a malapena a capire le mie, l’unica cosa che sono riuscita a far bene è stato immortalare le loro facce dentro un obbiettivo, “ tac “ erano lì, e non andavano più via, quei visi emozionati o annoiati, ansiosi e trepidanti . Mi sembrava così strano che stessi andando nel luogo dove viveva quel grande uomo.

Eravamo arrivati a Cinisi, e il pullman ci lasciò davanti al Municipio, perciò cominciammo a camminare lungo il corso, passammo davanti la casa di “ Tano “ e contai quei cento passi, li contai ad alta voce con altri miei compagni, e arrivati davanti casa di Peppino provammo davvero una forte emozione (posso sembrare esagerata, lo so, ma è così). Entrare in quella casa fa uno strano effetto, i muri sono tappezzati da grandi foto, da cartelloni, articoli di giornali e tante altre cose, quella casa è Peppino, in quella casa regna ancora la sua forte anima , è ancora lì, con il cuore!
Lì dentro c’è ancora tutta la grinta, tutta la forza, la tenacia di Peppino Impastato. E’ rimasto lì perché non poteva accadere il contrario; si entra lì ed è come se si entrasse in una sorta di mondo parallelo, come se si ritornasse a tanti anni fa, quando ancora era in vita.
A spiegarci un po’ la vita di Peppino venne prima una guida e poi Giovanni, il fratello di Peppino. Aveva una strana tristezza negli occhi, ma sono sicura che non erano sensi di colpa , era semplicemente una strana malinconia!
“Se fai la voce grossa fai capire che stai male. Non ti fai ascoltare. Non ti fai sentire.” È questo ciò che pensava Peppino, è questo ciò che è rimasto di lui, e rimarrà sempre.

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