Lettera di Francesco
Cara Daniela,
è da molto tempo che non ci vediamo, quindi approfitto di un po’ di tempo libero per raccontarti l’esperienza che ho vissuto andando alla “Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato”.
Giovedì 14 Aprile io con la mia classe e alcuni ragazzi, che fanno parte del POR “Legalmente”, sono andata, come ho già scritto, alla “Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato” .
È stata un’esperienza molto bella!!!!
Appena siamo entratati ci è stata raccontata la storia di Peppino, cominciando dalla sua fanciullezza.
La guida Marina ci ha raccontato che Peppino ha vissuto la sua fanciullezza a casa di alcuni parenti della madre per non essere colpito da una malattia che aveva colpito il fratello, il quale è morto.
Ciò per Peppino è stata una fortuna perché non ha vissuto la condizione di mafia, che vi era nella sua famiglia.
Peppino ha cominciato a capire che viveva in una famiglia mafiosa alla morte dello zio, a cui lui era molto affezionato, da quel giorno ha cominciato a maturare la decisione di combattere la mafia.
Appena è diventato grande, Peppino ha cominciato a prender parte ad alcuni cortei per la lotta contro la mafia.
Dopo un po’ di esperienza ha istituito “Radio Aut”, in cui derideva i mafiosi di maggior calibro.
A causa di queste derisioni i conflitti con il padre erano all’ordine del giorno e allora Peppino decise di trasferirsi nel garage di famiglia.
Luigi, padre di Peppino, appena ha capito che la situazione del figlio andava a peggiorare è andato in America per chiedere aiuto ad alcuni parenti mafiosi ma la richiesta di aiuto è stata vana perché al suo rientro in Sicilia lo ha accolto una brutta sorpresa: “ la morte”.
Da quel giorno in poi la vita di Peppino era sempre più in pericolo e allora sia la madre che il fratello cercavano di convincerlo ad abbandonare la lotta contro la mafia, che lo avevo tanto “conquistato”.
La stessa notte della morte del padre, mentre Peppino e suo Fratello erano nella pizzeria del padre è arrivato Badalamenti, colui che ha fatto uccidere il padre, e ha detto: offritemi un caffè e tutto torna alla normalità, ma loro non gliel’hanno offerto e la notte successiva Peppino è stato ucciso con del tritolo.
Nei giorni seguenti tutti i giornali dicevano che Peppino si era suicidato e tutte le prove che portavano ad un omicidio venivano cancellate.
Da quel giorno la madre ha aperto le porte di casa sua per far comprendere alla gente che la verità non era quella che scrivevano e non ha voluto l’aiuto dei mafiosi, che veniva dato alle donne vedove appartenenti a famiglie mafiose.
In un secondo momento ha parlato con noi Giovanni, fratello di Peppino, il quale ci ha raccontato che il suo rapporto con il fratello non era dei migliori e cercava di convincerlo a non affrontare più la lotta contro la mafia.
Ad un certo punto Giovanni Impastato si è commosso, allora è sorta spontanea la domanda, se si sentiva colpevole per la morte del fratello e lui ci ha risposto di no perché ha tentato di convincerlo a terminare la sua lotta contro la mafia ma lui non lo voleva ascoltare.
Il racconto di Giovanni Impastato è stato molto commovente anche per me perché ci fa comprendere il dolore che hanno vissuto il fratello e la madre di Peppino.
Questa visita alla “Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato” è stata molto piacevole e spero che un giorno potrai andarci e credo che anche per te sarà molto commovente visitare la casa di una persona che ha lottato contro la mafia in modo molto audace.


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