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Si esortino i giovani a tre cose…

peppino_impastato
di Raffaella Mineo

Caro diario,
“Si esortino i giovani a tre cose: ad avere temperanza nell’anima, ad osservare il silenzio, ad avere il pudore sul volto.” (Plutarco).

Queste parole hanno echeggiato a lungo nel mio cuore, ma credo di aver scoperto la vera incarnazione di queste parole: Giuseppe Impastato.

Giuseppe Impastato o, come meglio era conosciuto, Peppino, è stato quel “qualcosa” capace di modificare quella quiete, quel silenzio che, per anni, aveva permesso lo svilupparsi, indisturbato, della repressione e intimidazione nata nella Sicilia di quel tempo.
Peppino nacque da Luigi Impastato e Felicia Bartolotta, e fu inserito, fin dalla nascita, negli ambienti mafiosi locali. Lui stesso scrisse “Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale.”

Frequentò il Liceo Classico di Partinico, dove poté sviluppare la sua passione per la poesia, che crescerà in lui, con il tempo.

Prese la consapevolezza che l’ambiente in cui era nato, e in cui aveva vissuto, era come gabbia per uno spirito libero, come il suo, un ostacolo per la piena libertà dei suoi pensieri. Venne cacciato di casa dal padre, che pretendeva l’adesione di Peppino ai suoi pensieri.
Strinse amicizia con il pittore Stefano Venuti, uno dei fondatori della sezione del PCI di Cinisi e un antesignano della lotta contro la mafia nel suo paese, nonché il padre spirituale di Peppino.
Nel 1965 iniziò la sua attività politica, creando un nucleo giovanile, fondando il giornalino “L’idea socialista”, e un movimento di opinione.
Lasciò il PSIUP, quando d’autorità fu sciolta la Federazione Giovanile, due anni dopo.
Erano i tempi della rivoluzione culturale e del ‘Che’, e non tardò ad arrivare alle porte del suo spirito e del suo cuore la rivoluzione giovanile del ’68. Inizialmente, partecipò, non costantemente, alle prime lotte studentesche e alle prime occupazioni, successivamente aderì alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega.
Intensifica il suo impegno politico costituendo un gruppo di musica e cultura,
che svolge attività culturali (teatro, dibattiti, musica, ed altro).
Dà voce ai suoi pensieri già nel 1977, fondando Radio Aut, radio libera autofinanziata, per parlare di affari e delitti nella città di Cinisi e Terrasini, in quel tempo.
Un importante passo nella sua vita, e nella sua attività, avvenne nel 1978, quando si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali.
Venne assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una mostra fotografica sulla distruzione del territorio operata da trafficanti e gruppi mafiosi: il corpo venne ritrovato dilaniato da una carica di tritolo, posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani.
La prima ipotesi è quella di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, successivamente si pensò ad un suicidio. E’ ormai nota la responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini, che fu denunciata nel 1988. Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent’anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo.

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