“Legalmente”, dai banchi di scuola alla casa di Peppino Impastato
Legalità: un termine che implica il rispetto delle leggi e non solo. Diritti, politiche sociali, opposizione alla criminalità. Sapere ciò che è giusto e perseguirlo, facendo appello ad una buona dose di coraggio ed alla consapevolezza di agire non solo per se stessi ma per la collettività.
Legalità è innanzitutto responsabilità, di tutti. Un universo di valori da comunicare, condividere e soprattutto, insegnare alle nuove generazioni.
Considerazioni inevitabili per le istituzioni formative, spesso unico punto di riferimento per molti studenti. Il liceo classico “Umberto I” di Palermo ha dato avvio quest’anno al progetto POR “Legalmente” che nel corso del 2011 coinvolgerà studenti ed adulti.
Tre i laboratori didattici attivati – laboratorio di narrazione, laboratorio multimediale e laboratorio teatrale – per avvicinare i giovani ai concetti di democrazia, dialogo, partecipazione, solidarietà.
Ascoltare, conoscere, capire. E magari osservare direttamente. E così gli studenti che frequentano il laboratorio di narrazione hanno avuto modo di vivere un’esperienza davvero interessante, concretizzatasi nella visita alla Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, a Cinisi.
Un’ex abitazione privata che dopo aver ospitato le vicende di una famiglia è oggi testimonianza della coraggiosa scelta di vita di Peppino, giovane attivista ucciso dalla mafia nel 1979 e della madre Felicia, una delle prime donne, in Sicilia, a tagliare quei fili dell’omertà che la tenevano legata alla famiglia mafiosa di appartenenza, recisi per denunciare gli assassini del figlio, ed urlare che spesso si tace non per scelta ma perché si ha paura, si è soli, si rischia la vita.
Alla casa di Peppino e Felicia, i ragazzi hanno avuto modo di conoscere la storia del giovane ragazzo di Cinisi raccontata dal fratello Giovanni. Un’esistenza breve – 30 anni appena – declinata in nome di quel senso di giustizia che non permette ripensamenti, condotta denunciando lo strapotere mafioso in Sicilia che tutto stritola ed avvelena.
A seguito della visita, gli studenti del liceo Umberto I hanno voluto mettere nero su bianco, affidando alla scrittura le proprie sensazioni. Scrive Stella a proposito della Casa Memoria: “Lì dentro c’è ancora tutta la grinta, tutta la forza, la tenacia di Peppino Impastato. È rimasto lì perché non poteva accadere il contrario; si entra lì ed è come se si entrasse in una sorta di mondo parallelo, come se si ritornasse a tanti anni fa, quando ancora era in vita”.
Alcuni ragazzi hanno preferito esprimersi in versi, come Nadia: “I tuoi occhi osservino e non tacciano. I tuoi occhi ascoltino e capiscano. Non chiudere i tuoi occhi, accogli ciò che vedi e guardalo con gli occhi dell’anima”.
Proprio quell’anima che non può essere messa a tacere, mai.
“Celere, velocissimo, corre sui binari della mente. Despoti, monarchi, dittatori di fermarlo tentarono invano. Ma nessuno potrà mai contrastarlo, il pensiero umano”, scrive Giulia. Perché in fondo, qualunque cosa accada, la libertà vive nella mente delle persone e la dignità delle giuste idee può davvero cambiare qualcosa e fare la differenza.
A docenti, educatori e formatori, il compito più difficile e prezioso: insegnare tutto ciò ai giovani.

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